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Roberta Aiello scenografa

Libri, musica, riflessioni e....

Roberta

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Vivo e lavoro a Roma, nella città eterna sempre piena di turisti, di macchine e di conducenti di autoveicoli di ogni genere.... tutti sempre arrabbiati. Un buon motivo per guardare altrove ed ignorarli....
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Sept. 3
ciao roberta devo farti i miei complimenti per il tuo sito  che  vengo spesso a vedere con immenso piacere quante cose sai fare! sei proprio brava Animoticon e capisco  perchè hai tantissimo lavoro comunque io so aspettare per vedere il tuo blog ciao a presto
Aug. 26
ciao come stai? volevo salutarti e augurarti una buona domenica
Aug. 23
buon ferragosto ciao
Aug. 14
ciao la mia vacanza è finita sono venuta a curiosare se hai scritto qualcosa di nuovo ad esempio sulla chiave gaudì sono curiosaAnimoticon
Aug. 12
Mallory Knoxwrote:
ciao! complimenti bello speis INTERESSANTE! Sorriso
Aug. 8
ciao  grazie per l'augurio di buone vacanze ma riposerò soltanto qualche giorno non mi sono risentita di nulla ho espresso molto semplicemente e sinceramente la mia opinione ciao e buone vacanze anche a te
Aug. 7
Robertawrote:
Mi sa tanto che Gabriella non capisce, se non volessi parlare con lei perchè le risponderei?
Bah!!!! La riflessione di oggi è:
che fa troppo caldo per discutere....

Aug. 7
ti ho appena conosciuta e tu già mi fai capire di lasciarti in pace peccato perchè avrei potuto imparare da te tante cose non sei cattiva hai solo con tutto il rispetto il tuo modo di vedere e pensare tu ragioni o con me o contro di me e non dai scampo a nessuno nemmeno a quelli che cercano di avvicinarti non per strani interessi ma solo per cercare in te un dialogo, una chiacchierata scusami se mi sono permessa di entrare nel tuo blog non sarò all'altezza tua però se creerai un blog che darà consigli per imparare a disegnare io verrò per prima alle tue lezioni ciao e grazie per avermi risposto sappi che io sono sempre se vorrai chiacchierare a tua disposizione
Aug. 6
Robertawrote:
Rispondo qui a Gabriella e poi aggiungerò il mio commento anche nel suo spazio.
Non sono una specie di mostro affamato di poveri stolti! Mi fai apparire veramente cattivella oltre che un pò razzista!
Lo ammetto sono razzista! Ma solo nei confronti delle persone che non fanno niente di più di quello che devono e non provano nemmeno a migliorarsi.
Anche se considero la cultura una sovrastruttura e chi non ne ha sta molto meglio, considero la subcultura che si sta diffondendo molto più pericolosa, perchè livellante. Io, credimi, non ho una gran preparazione, magari fossi "colta", sono solo curiosa e desiderosa di capire e continuare a capire. Se questo contribuisce ad estraniarmi dal mondo mi dispiace ma non posso farci nulla. Mi piacerebbe condividere le mie opinioni, ma come dici tu forse è destino che io continui a scrivere in modo solitario, del resto la solitudine è un bene acquisito, ma il confronto è una ricchezza incommensurabile.
A presto e grazie per essere passata.
P.S. continua a scrivere, trovo che sia terapeutico, una specie di panacea per tutti i mali.....

Aug. 6
Bruno deve essere andato in vacanza beato lui per questo non ha ancora risposto poi era un modo di dire che fai paura persone preparate come bruno se ne incontrano poche bruno ha saputo avvicinare anche me e mi ha coinvolta addirittura a scrivere con entusiasmo capitoli di un romanzo su blog tu sei mi pare di aver capito molto brava e preparata ma scarti ed è una mia impressione le persone che secondo te non sono alla tua portata senza rendertene conto  ma chi ti legge lo nota e non tenta nemmeno di darti un giudizio su ciò che scrivi non so se mi sono espressa in giusto modo se non l'ho fatto  riscrivimi anche questo mi serve per imparare ciao e grazie scusa se molto liberamente mi sono espressa
Aug. 5
August 14

Discussione su Discorso di Gandhi tratto dal portale a voi comunicare....

Discorso di Gandhi tratto dal portale a voi comunicare....






In questi giorni è stato ritrovato l’audio completo di questo discorso di Gandhi: oggi più che mai, un omaggio alla riflessione di tutti.

Discorso tenuto da Gandhi alla Conferenza delle relazioni interasiatiche, New Delhi, 2 aprile 1947. Traduzione e commento a cura di Tara Gandhi.

Signora Presidente e amici, non credo di dovermi scusare con voi per il fatto che sono costretto a parlare in una lingua straniera. Chissà se questi altoparlanti porteranno la mia voce fino ai confini di questo immenso pubblico. Quelli di voi che sono lontani possono alzare la mano, se sentono quello che dico? Sentite? Bene. Bene, se la mia voce non vi giunge, non è colpa mia, ma colpa degli altoparlanti.
Quello che volevo dirvi è che non devo scusarmi. Non oso, visti tutti i delegati che si sono riuniti qua da tutta l’Asia, e gli osservatori – ho imparato questa parola pronunciata da un amico americano che disse: “Non sono un delegato, sono un osservatore”. Di primo impatto con lui, vi assicuro, pensavo venisse dalla Persia, ma ecco davanti a me un americano e gli dico: “Sono terrorizzato da te, e vorrei che mi lasciassi stare”. Potete immaginare un americano che mi lasci stare? Non lui e, quindi, ho dovuto parlargli.
Quello che volevo dirvi è che il mio idioma per me madrelingua, non lo potete capire, e non voglio insultarvi insistendo su di esso. Il linguaggio nazionale, Hindustani, ci metterà tanto tempo prima di rivaleggiare con un linguaggio internazionale.
Se ci deve essere rivalità, c’è rivalità tra francese e inglese. Per il commercio internazionale, indubbiamente l’inglese occupa il primo posto. Per discorsi e corrispondenza diplomatici, sentivo dire quando studiavo da ragazzo che il francese era la lingua della diplomazia e se volevi andare da una parte all’altra dell’Europa dovevi provare ad imparare un po’ di francese, e quindi ho provato ad imparare qualche parola di francese per riuscire a farmi capire. Comunque, se ci deve essere rivalità, la rivalità potrebbe nascere tra francese e inglese. Quindi, avendo imparato l’inglese, è naturale che faccia ricorso a questa parlata internazionale per rivolgermi a voi.
Mi chiedevo di cosa dovessi parlarvi. Volevo raccogliere i miei pensieri, ma lasciate che sia onesto con voi, non ne ho avuto il tempo.
Però ieri ho comunque promesso che avrei provato a dirvi qualche parola.
Mentre venivo con Badshah Khan, ho chiesto un piccolo pezzo di carta ed una matita. Ho ricevuto una penna invece di una matita. Ho provato a scarabocchiare qualche parola. Vi spiacerà sentirmi dire che quel pezzo di carta non è qui con me. Ma questo non importa, ricordo cosa volevo enunciare, e mi sono detto: “I miei amici non hanno visto la vera India, e non ci stiamo incontrando in una conferenza nel cuore della vera India”.
Delhi, Bombay, Madras, Calcutta, Lahore – queste sono tutte grandi città e quindi, hanno subito l’influenza dell’Occidente, sono state fatte, magari eccetto Delhi ma non New Delhi, sono state fatte dagli inglesi. Poi ho pensato ad un breve saggio – credo che dovrei chiamarlo così – che era in francese. Era stato tradotto per me da un amico anglo-francese, e lui era un filosofo, era anche un uomo altruista e diceva che mi aveva dato la sua amicizia senza che io lo conoscessi, perché lui parteggiava per le minoranze ed io rappresentavo, assieme ai miei connazionali, una minoranza senza speranze, e non solo senza speranze ma una minoranza disprezzata.
Se gli europei del Sudafrica mi perdonano per quello che dico, eravamo tutti “coolies” [lavoratore non qualificato a basso costo]. Io ero un insignificante avvocato “coolie”. A quei tempi non avevamo dottori “coolie”, non avevamo avvocati “coolie”. Ero il primo nel campo. Ma sempre un “coolie”. Magari sapete cosa si intende con la parola “coolie” ma questo mio amico, si chiamava Krof – sua madre era francese, suo padre inglese – disse: “Voglio tradurre per te una storia francese”.
Mi perdonerete, chi di voi sa la storia, se nel ricordarla faccio degli errori qua e là, ma non ci sarà nessun errore nell’avvenimento principale.
C’erano tre scienziati e – ovviamente è una storia inventata – tre scienziati uscirono dalla Francia, uscirono dall’Europa alla ricerca della “Verità”. Questa era la prima lezione che mi aveva insegnato quella storia, che se bisogna cercare la verità, non la si trova su suolo europeo. Quindi, indubbiamente neanche in America.
Questi tre grandi scienziati andarono in parti diverse dell’Asia. Uno trovò la strada per l’India e diede inizio alla sua ricerca. Raggiunse le cosiddette città di quei tempi. Naturalmente, ciò avvenne prima dell’occupazione inglese, prima anche del periodo Mughal, così è come ha illustrato la storia l’autore francese, ma visitò comunque le città, vide la gente delle cosiddette caste alte, uomini e donne, fino a che non si addentrò in un’umile casa, in un umile villaggio, e quella casa era una casa Bhangi, e trovò la verità che stava cercando, in quella casa Bhangi, nella famiglia Bhangi, uomo, donna, forse 2 o 3 bambini (lo dico come me lo ricordo) e poi lui descrive come la trovò. Tralascio tutto questo.
Voglio collegare questa storia a quello che voglio dire a voi, che se volete vedere il meglio dell’India, dovete trovarlo in una casa Bhangi, in un’umile casa Bhangi, o villaggi simili, 700.000 come ci insegnano gli storici inglesi. Un paio di città qua e là, non ospitano neanche qualche crore [unità di misura indiana che equivale a 10 milioni] di persone. Ma i 700.000 villaggi ospitano quasi 40 crore di persone. Ho detto quasi perché potremmo togliere una o due crore che stanno in città, comunque sarebbero 38 crore.
E poi mi sono detto, se questi amici sono qui senza trovare la vera India, per cosa saranno venuti? Ho poi pensato che vi pregherò di immaginare quest’India, non dal punto di vista di questo immenso pubblico ma per come potrebbe essere. Vorrei che leggeste una storia come questa storia dei francesi o altre ancora. Magari, qualcuno di voi vada a vedere qualche villaggio dell’India e allora troverà la vera India.
Oggi farò anche questa ammissione: non ne sarete affascinati alla vista. Dovrete raschiare sotto i mucchi di letame che sono oggi i nostri villaggi. Non voglio dire che siano mai stati dei paradisi. Ma oggi sono veramente dei mucchi di letame; non erano così prima, di questo sono abbastanza certo. Non l’ho appreso dalla storia ma da quello che ho visto io stesso dell’India, fisicamente con i miei occhi; e io ho viaggiato da una parte all’altra dell’India, ho visto i villaggi, i miserabili esemplari dell’umanità, gli occhi senza vita, eppure sono l’India, e ciononostante in quelle umili case, nel mezzo dei mucchi di letame troviamo gli umili Bhangis, dove troverete un concentrato di saggezza. Come? Questa è una grande domanda.
Bene, allora voglio illustrarvi un altro scenario. Di nuovo, ho imparato dai libri, libri scritti da storici inglesi, tradotti per me. Tutta questa ricca conoscenza, mi spiace dire, arriva qui da noi in India attraverso i libri inglesi, attraverso gli storici inglesi, non che non ci siano storici indiani ma neanche loro scrivono nella loro madrelingua, o nella loro lingua nazionale, Hindustani, o se preferite chiamarli due idiomi, Hindi e Urdu, due forme della stessa lingua. No, ci riferiscono quello che hanno studiato sui libri inglesi, magari gli originali, ma attraverso gli inglesi in inglese, questa è la conquista culturale dell’India, che l’India ha subito.
Ma ci dicono che la saggezza è arrivata dall’Occidente verso l’Oriente. E chi erano questi saggi? Zoroastro. Lui apparteneva all’Oriente. Fu seguito dal Buddha. Lui apparteneva all’Oriente, apparteneva all’India. Chi ha seguito il Buddha? Gesù, di nuovo dall’Asia. Prima di Gesù ci fu Musa, Mosè, che apparteneva anche lui alla Palestina, ma verificavo con Badshah Khan e Yunus Saheb ed entrambi sostenevano che Mosè appartenesse alla Palestina, sebbene fosse nato in Egitto. Poi venne Gesù, poi Mohammad. Tutti loro li tralascio. Tralascio Krishna, tralascio Mahavir, tralascio le altre luci, non le chiamerò luci minori, ma sconosciute in Occidente, sconosciute al mondo letterario.
In ogni modo, non conosco una singola persona che possa uguagliare questi uomini d’Asia. E poi cosa accadde? Il Cristianesimo, arrivando in Occidente, si è trasfigurato. Mi spiace dire questo, ma questa è la mia lettura. Non dirò altro al riguardo. Vi racconto questa storia per incoraggiarvi e per farvi capire, se il mio povero discorso può farvi capire, che lo splendore che vedete e tutto quello che vi mostrano le città indiane non è la vera India. Certamente, il massacro che avviene sotto i vostri occhi, mi dispiace, vergognoso come dicevo ieri, dovete seppellirlo qui. Il ricordo di questo massacro non deve oltrepassare i confini dell’India, ma quello che voglio voi capiate, se potete, è che il messaggio dell’Oriente, dell’Asia, non deve essere appreso attraverso la lente occidentale, o imitando gli orpelli, la polvere da sparo, la bomba atomica dell’Occidente.
Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di “Amore”, un messaggio di “Verità”.
Ci deve essere una conquista (applausi) per favore, per favore, per favore. Questo interferisce con il mio discorso, e interferisce anche con la vostra comprensione. Voglio catturare i vostri cuori, e non voglio ricevere i vostri applausi. Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole, e io credo che il mio lavoro sarà compiuto.Voglio lasciarvi con il pensiero che l’Asia debba conquistare l’Occidente. Poi, la domanda che mi ha fatto un mio amico ieri: “Se credevo in un mondo unico?”. Certo, credo in un mondo unico. Come posso fare diversamente, quando divento erede di un messaggio di amore che questi grandi, inconquistabili maestri ci hanno lasciato? Potete esprimere questo messaggio di nuovo ora, in questa era di democrazia, nell’era del risveglio dei più poveri dei poveri, potete esprimere questo messaggio con maggiore enfasi. Poi completerete la conquista di tutto l’Occidente, non attraverso la vendetta perché siete stati sfruttati, e nello sfruttamento voglio ovviamente includere l’Africa, e spero che quando vi reincontrerete in India la prossima volta ci sarete tutti: spero che voi, nazioni sfruttate della terra, vi incontrerete, se a quell’epoca ci saranno ancora nazioni sfruttate.
Ho forte fiducia che se unite i vostri cuori, non solo le vostre menti, e capite il segreto dei messaggi che i saggi uomini d’Oriente ci hanno lasciato, e che se veramente diventiamo, meritiamo e siamo degni di questo grande messaggio, allora capirete facilmente che la conquista dell’Occidente sarà stata completata e che questa conquista sarà amata anche dall’Occidente stesso.
L’Occidente di oggi desidera la saggezza. L’Occidente di oggi è disperato per la proliferazione della bomba atomica, perché significa una completa distruzione, non solo dell’Occidente, ma la distruzione del mondo, come se la profezia della Bibbia si avverasse e ci fosse un vero e proprio diluvio universale. Voglia il cielo che non ci sia quel diluvio, e non a causa degli errori degli umani contro se stessi. Sta a voi consegnare il messaggio al mondo, non solo all’Asia, e liberare il mondo dalla malvagità, da quel peccato.
Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri, ci hanno lasciato.

M. K. Gandhi

Come voi tutti sapete, L’ONU ha dichiarato il 2 ottobre, data di nascita di Mahatma Gandhi, la Giornata Internazionale della Non-violenza. Oggi Mahatma Gandhi appartiene a tutto il mondo. Siamo nel contesto della celebrazione mondiale di Satyagraha – la verità e la non-violenza – come praticata, sperimentata e vissuta da Mohandas Karamchand Gandhi. Mi chiedo se durante la storia, i concetti filosofici e morali della verità siano stati oggetto di una celebrazione così collettiva e cosciente nel mondo. Satyagraha – non-violenza e verità – sono inseparabili dal coraggio di Mahatma Gandhi. Il coraggio di Gandhi ha ispirato l’amore e la fiducia negli altri. La verità, l’audacia e la compassione saranno sempre rilevanti, e oggi ne abbiamo disperatamente bisogno.
È molto significativo ed importante che Telecom Italia non limiti la celebrazione della filosofia di Gandhi al 2 ottobre e che stia pensando di diffondere il suo messaggio a tutto il mondo attraverso il vostro grande e bellissimo Paese: l’Italia, amata da tutti. Personalmente ho compreso la filosofia di Gandhi non come studiosa o storica, ma dalle impressioni dei primi 14 anni della mia vita, quando ero molto vicina a lui e a sua moglie Kasturba. E adesso capisco sempre di più che il messaggio di Gandhi è una sfida diretta per la propria coscienza.
Insieme a tutti voi rendo omaggio ai più grandi flussi spirituali e creativi dell’uomo e della natura, del passato e del presente, che hanno mantenuto in vita in ognuno di noi la scintilla dell’amore eterno. Insieme a voi, con l’impegno di onorare tutta la vita questa consapevolezza.

Tara Gandhi Bhattacharjee



Discorso di Ganghi tratto dal portale a voi comunicare....






In questi giorni è stato ritrovato l’audio completo di questo discorso di Gandhi: oggi più che mai, un omaggio alla riflessione di tutti.

Discorso tenuto da Gandhi alla Conferenza delle relazioni interasiatiche, New Delhi, 2 aprile 1947. Traduzione e commento a cura di Tara Gandhi.

Signora Presidente e amici, non credo di dovermi scusare con voi per il fatto che sono costretto a parlare in una lingua straniera. Chissà se questi altoparlanti porteranno la mia voce fino ai confini di questo immenso pubblico. Quelli di voi che sono lontani possono alzare la mano, se sentono quello che dico? Sentite? Bene. Bene, se la mia voce non vi giunge, non è colpa mia, ma colpa degli altoparlanti.
Quello che volevo dirvi è che non devo scusarmi. Non oso, visti tutti i delegati che si sono riuniti qua da tutta l’Asia, e gli osservatori – ho imparato questa parola pronunciata da un amico americano che disse: “Non sono un delegato, sono un osservatore”. Di primo impatto con lui, vi assicuro, pensavo venisse dalla Persia, ma ecco davanti a me un americano e gli dico: “Sono terrorizzato da te, e vorrei che mi lasciassi stare”. Potete immaginare un americano che mi lasci stare? Non lui e, quindi, ho dovuto parlargli.
Quello che volevo dirvi è che il mio idioma per me madrelingua, non lo potete capire, e non voglio insultarvi insistendo su di esso. Il linguaggio nazionale, Hindustani, ci metterà tanto tempo prima di rivaleggiare con un linguaggio internazionale.
Se ci deve essere rivalità, c’è rivalità tra francese e inglese. Per il commercio internazionale, indubbiamente l’inglese occupa il primo posto. Per discorsi e corrispondenza diplomatici, sentivo dire quando studiavo da ragazzo che il francese era la lingua della diplomazia e se volevi andare da una parte all’altra dell’Europa dovevi provare ad imparare un po’ di francese, e quindi ho provato ad imparare qualche parola di francese per riuscire a farmi capire. Comunque, se ci deve essere rivalità, la rivalità potrebbe nascere tra francese e inglese. Quindi, avendo imparato l’inglese, è naturale che faccia ricorso a questa parlata internazionale per rivolgermi a voi.
Mi chiedevo di cosa dovessi parlarvi. Volevo raccogliere i miei pensieri, ma lasciate che sia onesto con voi, non ne ho avuto il tempo.
Però ieri ho comunque promesso che avrei provato a dirvi qualche parola.
Mentre venivo con Badshah Khan, ho chiesto un piccolo pezzo di carta ed una matita. Ho ricevuto una penna invece di una matita. Ho provato a scarabocchiare qualche parola. Vi spiacerà sentirmi dire che quel pezzo di carta non è qui con me. Ma questo non importa, ricordo cosa volevo enunciare, e mi sono detto: “I miei amici non hanno visto la vera India, e non ci stiamo incontrando in una conferenza nel cuore della vera India”.
Delhi, Bombay, Madras, Calcutta, Lahore – queste sono tutte grandi città e quindi, hanno subito l’influenza dell’Occidente, sono state fatte, magari eccetto Delhi ma non New Delhi, sono state fatte dagli inglesi. Poi ho pensato ad un breve saggio – credo che dovrei chiamarlo così – che era in francese. Era stato tradotto per me da un amico anglo-francese, e lui era un filosofo, era anche un uomo altruista e diceva che mi aveva dato la sua amicizia senza che io lo conoscessi, perché lui parteggiava per le minoranze ed io rappresentavo, assieme ai miei connazionali, una minoranza senza speranze, e non solo senza speranze ma una minoranza disprezzata.
Se gli europei del Sudafrica mi perdonano per quello che dico, eravamo tutti “coolies” [lavoratore non qualificato a basso costo]. Io ero un insignificante avvocato “coolie”. A quei tempi non avevamo dottori “coolie”, non avevamo avvocati “coolie”. Ero il primo nel campo. Ma sempre un “coolie”. Magari sapete cosa si intende con la parola “coolie” ma questo mio amico, si chiamava Krof – sua madre era francese, suo padre inglese – disse: “Voglio tradurre per te una storia francese”.
Mi perdonerete, chi di voi sa la storia, se nel ricordarla faccio degli errori qua e là, ma non ci sarà nessun errore nell’avvenimento principale.
C’erano tre scienziati e – ovviamente è una storia inventata – tre scienziati uscirono dalla Francia, uscirono dall’Europa alla ricerca della “Verità”. Questa era la prima lezione che mi aveva insegnato quella storia, che se bisogna cercare la verità, non la si trova su suolo europeo. Quindi, indubbiamente neanche in America.
Questi tre grandi scienziati andarono in parti diverse dell’Asia. Uno trovò la strada per l’India e diede inizio alla sua ricerca. Raggiunse le cosiddette città di quei tempi. Naturalmente, ciò avvenne prima dell’occupazione inglese, prima anche del periodo Mughal, così è come ha illustrato la storia l’autore francese, ma visitò comunque le città, vide la gente delle cosiddette caste alte, uomini e donne, fino a che non si addentrò in un’umile casa, in un umile villaggio, e quella casa era una casa Bhangi, e trovò la verità che stava cercando, in quella casa Bhangi, nella famiglia Bhangi, uomo, donna, forse 2 o 3 bambini (lo dico come me lo ricordo) e poi lui descrive come la trovò. Tralascio tutto questo.
Voglio collegare questa storia a quello che voglio dire a voi, che se volete vedere il meglio dell’India, dovete trovarlo in una casa Bhangi, in un’umile casa Bhangi, o villaggi simili, 700.000 come ci insegnano gli storici inglesi. Un paio di città qua e là, non ospitano neanche qualche crore [unità di misura indiana che equivale a 10 milioni] di persone. Ma i 700.000 villaggi ospitano quasi 40 crore di persone. Ho detto quasi perché potremmo togliere una o due crore che stanno in città, comunque sarebbero 38 crore.
E poi mi sono detto, se questi amici sono qui senza trovare la vera India, per cosa saranno venuti? Ho poi pensato che vi pregherò di immaginare quest’India, non dal punto di vista di questo immenso pubblico ma per come potrebbe essere. Vorrei che leggeste una storia come questa storia dei francesi o altre ancora. Magari, qualcuno di voi vada a vedere qualche villaggio dell’India e allora troverà la vera India.
Oggi farò anche questa ammissione: non ne sarete affascinati alla vista. Dovrete raschiare sotto i mucchi di letame che sono oggi i nostri villaggi. Non voglio dire che siano mai stati dei paradisi. Ma oggi sono veramente dei mucchi di letame; non erano così prima, di questo sono abbastanza certo. Non l’ho appreso dalla storia ma da quello che ho visto io stesso dell’India, fisicamente con i miei occhi; e io ho viaggiato da una parte all’altra dell’India, ho visto i villaggi, i miserabili esemplari dell’umanità, gli occhi senza vita, eppure sono l’India, e ciononostante in quelle umili case, nel mezzo dei mucchi di letame troviamo gli umili Bhangis, dove troverete un concentrato di saggezza. Come? Questa è una grande domanda.
Bene, allora voglio illustrarvi un altro scenario. Di nuovo, ho imparato dai libri, libri scritti da storici inglesi, tradotti per me. Tutta questa ricca conoscenza, mi spiace dire, arriva qui da noi in India attraverso i libri inglesi, attraverso gli storici inglesi, non che non ci siano storici indiani ma neanche loro scrivono nella loro madrelingua, o nella loro lingua nazionale, Hindustani, o se preferite chiamarli due idiomi, Hindi e Urdu, due forme della stessa lingua. No, ci riferiscono quello che hanno studiato sui libri inglesi, magari gli originali, ma attraverso gli inglesi in inglese, questa è la conquista culturale dell’India, che l’India ha subito.
Ma ci dicono che la saggezza è arrivata dall’Occidente verso l’Oriente. E chi erano questi saggi? Zoroastro. Lui apparteneva all’Oriente. Fu seguito dal Buddha. Lui apparteneva all’Oriente, apparteneva all’India. Chi ha seguito il Buddha? Gesù, di nuovo dall’Asia. Prima di Gesù ci fu Musa, Mosè, che apparteneva anche lui alla Palestina, ma verificavo con Badshah Khan e Yunus Saheb ed entrambi sostenevano che Mosè appartenesse alla Palestina, sebbene fosse nato in Egitto. Poi venne Gesù, poi Mohammad. Tutti loro li tralascio. Tralascio Krishna, tralascio Mahavir, tralascio le altre luci, non le chiamerò luci minori, ma sconosciute in Occidente, sconosciute al mondo letterario.
In ogni modo, non conosco una singola persona che possa uguagliare questi uomini d’Asia. E poi cosa accadde? Il Cristianesimo, arrivando in Occidente, si è trasfigurato. Mi spiace dire questo, ma questa è la mia lettura. Non dirò altro al riguardo. Vi racconto questa storia per incoraggiarvi e per farvi capire, se il mio povero discorso può farvi capire, che lo splendore che vedete e tutto quello che vi mostrano le città indiane non è la vera India. Certamente, il massacro che avviene sotto i vostri occhi, mi dispiace, vergognoso come dicevo ieri, dovete seppellirlo qui. Il ricordo di questo massacro non deve oltrepassare i confini dell’India, ma quello che voglio voi capiate, se potete, è che il messaggio dell’Oriente, dell’Asia, non deve essere appreso attraverso la lente occidentale, o imitando gli orpelli, la polvere da sparo, la bomba atomica dell’Occidente.
Se volete dare di nuovo un messaggio all’Occidente, deve essere un messaggio di “Amore”, un messaggio di “Verità”.
Ci deve essere una conquista (applausi) per favore, per favore, per favore. Questo interferisce con il mio discorso, e interferisce anche con la vostra comprensione. Voglio catturare i vostri cuori, e non voglio ricevere i vostri applausi. Fate battere i vostri cuori all’unisono con le mie parole, e io credo che il mio lavoro sarà compiuto.Voglio lasciarvi con il pensiero che l’Asia debba conquistare l’Occidente. Poi, la domanda che mi ha fatto un mio amico ieri: “Se credevo in un mondo unico?”. Certo, credo in un mondo unico. Come posso fare diversamente, quando divento erede di un messaggio di amore che questi grandi, inconquistabili maestri ci hanno lasciato? Potete esprimere questo messaggio di nuovo ora, in questa era di democrazia, nell’era del risveglio dei più poveri dei poveri, potete esprimere questo messaggio con maggiore enfasi. Poi completerete la conquista di tutto l’Occidente, non attraverso la vendetta perché siete stati sfruttati, e nello sfruttamento voglio ovviamente includere l’Africa, e spero che quando vi reincontrerete in India la prossima volta ci sarete tutti: spero che voi, nazioni sfruttate della terra, vi incontrerete, se a quell’epoca ci saranno ancora nazioni sfruttate.
Ho forte fiducia che se unite i vostri cuori, non solo le vostre menti, e capite il segreto dei messaggi che i saggi uomini d’Oriente ci hanno lasciato, e che se veramente diventiamo, meritiamo e siamo degni di questo grande messaggio, allora capirete facilmente che la conquista dell’Occidente sarà stata completata e che questa conquista sarà amata anche dall’Occidente stesso.
L’Occidente di oggi desidera la saggezza. L’Occidente di oggi è disperato per la proliferazione della bomba atomica, perché significa una completa distruzione, non solo dell’Occidente, ma la distruzione del mondo, come se la profezia della Bibbia si avverasse e ci fosse un vero e proprio diluvio universale. Voglia il cielo che non ci sia quel diluvio, e non a causa degli errori degli umani contro se stessi. Sta a voi consegnare il messaggio al mondo, non solo all’Asia, e liberare il mondo dalla malvagità, da quel peccato.
Questa è la preziosa eredità che i vostri maestri, i miei maestri, ci hanno lasciato.

M. K. Gandhi

Come voi tutti sapete, L’ONU ha dichiarato il 2 ottobre, data di nascita di Mahatma Gandhi, la Giornata Internazionale della Non-violenza. Oggi Mahatma Gandhi appartiene a tutto il mondo. Siamo nel contesto della celebrazione mondiale di Satyagraha – la verità e la non-violenza – come praticata, sperimentata e vissuta da Mohandas Karamchand Gandhi. Mi chiedo se durante la storia, i concetti filosofici e morali della verità siano stati oggetto di una celebrazione così collettiva e cosciente nel mondo. Satyagraha – non-violenza e verità – sono inseparabili dal coraggio di Mahatma Gandhi. Il coraggio di Gandhi ha ispirato l’amore e la fiducia negli altri. La verità, l’audacia e la compassione saranno sempre rilevanti, e oggi ne abbiamo disperatamente bisogno.
È molto significativo ed importante che Telecom Italia non limiti la celebrazione della filosofia di Gandhi al 2 ottobre e che stia pensando di diffondere il suo messaggio a tutto il mondo attraverso il vostro grande e bellissimo Paese: l’Italia, amata da tutti. Personalmente ho compreso la filosofia di Gandhi non come studiosa o storica, ma dalle impressioni dei primi 14 anni della mia vita, quando ero molto vicina a lui e a sua moglie Kasturba. E adesso capisco sempre di più che il messaggio di Gandhi è una sfida diretta per la propria coscienza.
Insieme a tutti voi rendo omaggio ai più grandi flussi spirituali e creativi dell’uomo e della natura, del passato e del presente, che hanno mantenuto in vita in ognuno di noi la scintilla dell’amore eterno. Insieme a voi, con l’impegno di onorare tutta la vita questa consapevolezza.

Tara Gandhi Bhattacharjee

August 09

No comment...

Quando non si ha ciò che si ama, bisogna amare quel che si ha.....
August 05

Congiuntivite allergica

Dicono che è colpa del ventilatore, oppure dell'aria condizionata che "incondizionatamente" utilizziamo cercando di trovare un momentaneo refrigerio alla calura estiva.
Dicano ciò che vogliono, il fatto è che mi sono svegliata con gli occhi grandi come due meloni (frutta di stagione), e un mal di testa da manuale (buono per tutte le stagioni).
Allora, ho cominciato a pensare, "sarà stato il ventilatore", se così si può chiamare così quella elica impazzita dall'improbabile colore viola che campeggia sulla mia scrivania dall'alto dei suoi 20 cm!(cinesi 10,00 euro).
Sarà stata l'aria condizionata al supermercato? Oppure al centro commerciale? Eh sì, va bene i libri, ma si deve pur mangiare e approfittare dei saldi!!!
Fatto sta che la punizione è arrivata, ora mi tocca fare gli impacchi con la camomilla e sperare che passi presto.
Non posso nemmeno leggere e nemmeno stare davanti al computer in realtà (male di tutte le stagioni).
Beh, si è fatto tardi, infilo la testa nel frigo per dieci minuti e poi vado a dormire.
Il mini ventilatore finisce sul comodino e la congiuntivite imperversa!
Niente libri per un pò....tanto la Chiave Gaudì non è un gran chè, una brutta copia del Codice da Vinci...almeno per ora....




July 31

Discussione su Blue Vertigo Z.E.R.O.

 

Citazione

Blue Vertigo Z.E.R.O.

Chi mi ama non mi vuole correggere,
in fondo si tratta solo di essere buoni o cattivi

la notte serve a scrivere romanzi

la soluzione non è l'oriente,
ma poter scegliere di andarci a piacimento, l'innamoramento
come motore universale

senza un'idea non ci si alza dal letto, purtroppo

la questione è l'interesse nelle cose z.e.r.o.
il messaggio è conservare bottiglie vuote z.e.r.o.

Blue Vertigo Z.E.R.O.

Blue Vertigo Z.E.R.O.
Chi mi ama non mi vuole correggere,
in fondo si tratta solo di essere buoni o cattivi
a certe cose che dici non pensi neanche
e se sei nervoso è solo perchè vivi in città
percorsi esistenziali monza-milano
e se prendi il concorde arrivi prima di partire
soddisfatto d'esserti anticipato
psico-dramma, oppure psico-reato
poter migliorere peggiorando
la notte serve a scrivere romanzi
-ti dispiace essere un mio sogno erotico?-
se l'uno è la verità, il due è la materia
il tre è: "tutto ciò che senso ha?"
il cattivo tenente si trova da blockbuster
chi fa film di questo tipo si descrive o inventa tutto?
c'è chi muore per quello che fa e chi ogni tanto si concede
di non essere bravo, gli tocca reincarnarsi

io è un altro
lo zero non esiste
niente è nulla
tutto è mio

la soluzione non è l'oriente,
ma poter scegliere di andarci a piacimento, l'innamoramento
come motore universale
ma è come non aver detto niente:
ti piace springsteen? o.k. non c'è problema
in tutto quello che la gente fa, nei giudizi
non è che cosa ma come lo si fa
anche il solo dire "io" è un messaggio
senza un'idea non ci si alza dal letto, purtroppo

la questione è l'interesse nelle cose z.e.r.o.
il messaggio è conservare bottiglie vuote z.e.r.o.

Riflessioni...

....Non c'è che dire, i libri, è un dato di fatto interessano sempre meno.
Almeno a giudicare dal numero di visitatori di questo blog...
 Le cose sono solo due:
1. a nessuno interessa ciò che scrivo . Il che, oltre ad essere lecito, mi pare scontato. Non si può pretendere di attirare l'attenzione su ciò che si ha da dire solo aprendo un blog sui libri che si leggono la sera, quando tutto tace e ci si riappacifica con il mondo e con se stessi.
2. non piace il mio modo di scrivere e mi sta bene....
MA E' MAI POSSIBILE CHE NEL SITO DI BIGIOTTERIA ARTIGIANALE CHE HO APERTO IL 26 LUGLIO CONTO 166 VISITE E QUI SOLO POCO PIù DI 30?

Sapete che vi dico, chi se ne importa...io sono una grafomane e continuo a scrivere. Scriverò di libri di musica e di quello che mi passa per la testa.
Scriverò finchè non mi sarà venuto un crampo alle mani ( il che è probabile perchè ho la tendinite!!! ops!!!).
Scriverò perchè è più importante esprimersi che tacere.

Probabilmente non riesco a far capire quanto sia importante per me leggere... Ora provo a spiegarmi meglio....
Nella vita faccio la scenografa, come già avrete capito dalle varie intestazioni etc. Questo vuol dire che non ho mai tempo. Ma non ho tempo davvero, perchè noi poveri scenografi, lavoriamo in continuazione per offrire a voi, (che nemmeno sapete della nostra impercettibile presenza), tutti quegli spettacoli che altrimenti sarebbero vuoti ed inanimati.
Animiamo lo spazio in cui tutto si muove....Almeno dentro la scatola degli orrori (ovvero la tv) o sullo schermo al cinema...
Pilotiamo i vostri gusti per questa o quella mozzarella, per il cereale più alla moda etc.
Praticamente collaboriamo alla distruzione della società, creando le ambientazioni per le pubblicità che vi fanno spendere soldi inutilmente e produrre immondizia in quantità industriale; diamo un'immagine ai talk show, dove i politici vi prendono in giro. Creiamo le scenografie che ospitano Uomini Donne Veline e Saranno Famosi (per un giorno). Vi portiamo in epoche lontane, in cui guerre piene di effetti speciali vi fanno credere che la guerra sia davvero così e che la gente quando muore, poi si rialza e... se ne gira un'altra.

Ci vuole un sacco di tempo per fare in modo che tutto questo sembri vero. Appoggiare le menzogne così spudoratamente è assai faticoso!!!
Quindi  tutto il tempo che dedico (o spreco) al compimento della mia missione, lo sottraggo ai miei interessi personali (quali lettura e musica e anche la bigiotteria artigianale, ebbene si lo ammetto E ME NE VANTO PURE OK?).
Pertanto quando mi fermo, (ovvero in questo periodo) leggo tutto ciò che mi capita, comprese le etichette dello shampoo.

Devo, capite? E' un bisogno primario che devo soddisfare!!! Dopo tanti orrori che devo vedere ogni giorno, ho la necessità di rifocillare la mia sorgente interiore. Allora leggo. Il migliore amico dell'uomo non è il cane ma un libro che ti ha tenuto compagnia durante una lunga notte insonne, che ti ha fatto viaggiare nel tempo e vivere avventure indimenticabili. Avevo cominciato a fare scenografia proprio per questo, per arrivare un giorno a ricreare le avventure vissute nei libri, miei inseparabili amici, per poter regalare un sogno a chi non ne ha, o non si ricprda più dove lo ha messo.

Poi scopro che il più bello dei sogni è quello che devi ancora sognare e il più bello dei libri è quello che ancora non è stato scritto, che la gente vuole fare la velina, il calciatore e il grande fratello per fare tanti soldi e conoscere Briatore.... ma che non sognano più a colori.... e i loro sogni sanno di plastica e carta patinata.

La discarica a cielo aperto si diffonde, il mal costume, l'aggressività e l'ignoranza dilagano....
Se un giorno quel Dio che ha tutti i nomi del Mondo, volesse concedermi un'altra vita e mi chiedesse di scegliere io risponderei: "Fammi bionda con le tettone e mandami a fare la TVù. E per favore, cucimi la bocca, fammi prendere solo la terza media e impediscimi di pensare".
N.B. Mi scuso anticipatamente se con le mie parole sto offendendo qualcuno. Non sono razzista nei confronti delle persone con poca istruzione (semmai le invidio), anzi spesso da queste si impara molto più che dai COLTI ATTEGGIONI. Chiedo scusa anche a tutti coloro che vogliono seriamente fare la televisione e sono dispiaciuta per loro perchè non sanno in che guaio si vanno a cacciare. Chiedo scusa anche ai calciatori, ma loro malgrado sono diventati il simbolo di una gioventù vuota e senza ideali, con pretese per facili guadagni raggiunti solo perchè si è "belli". Non chiedo scusa a quelle persone che vogliono fare le veline perchè loro potrebbero davvero tentare di fare meglio. Chiedo scusa ai ragazzi che vogliono diventare famosi e che hanno talento, ma non abbastanza...

Infine faccio le mie scuse a me stessa perchè non mi devo permettere di arrabbiarmi con il mondo intero solo perchè nessuno visita il mio blog!!
Buona notte e buon caldo a tutti.
Vado a finire la "Chiave Gaudì". Nei prossimi giorni ve ne parlerò e vi parlerò anche delle 636 pagine meravigliose della Cattedrale del Mare...
Che vi devo dire m'è presa con gli autori catalani!!!

Tragedie che si possono evitare....

E' in carcere colui che ha ridotto una bimba francese (piccolissima)in condizioni tragiche, dopo aver ripetutamente utilizzato la sua testa come palla di gomma su uno scalino del Monumento del Milite Ignoto a Roma. La madre, giornalista francese, giunge a Roma,(come mai non sia arrivata immediatamente non lo so), parlando del suo compagno come uno psicopatico che i medici ancora non riescono a curare efficaciemente con la terapia farmacologica. Dichiara infatti che ancora non è stata dichiarata esattamente la sua malattia.

Allora mi chiedo:" Che ce l'hai mandata a fare tua figlia in vacanza con uno psicopatico?"

Morto un uomo che ha chiesto a due giovinastri di scostarsi dalla sua auto. E' scattata la lite finita con la morte dell'uomo per accoltellamento. Nessun fermo da parte dei Carabinieri.
Allora mi dico:"Non lamentiamoci dei tassisti e prendiamo un taxi".

E' violenza carnale anche se si portano i jeans..... E se porti una gonna non arrestano il violentatore?

Allora dichiaro nauseata da tutte le tragedie che si potrebbero evitare se tutti fossimo più attenti e soprattutto più civili:" Non facciamo sesso con gli psicopatici altrimenti ti uccidono i figli, ma se ne incontri uno che ti violenta stai attenta ad indossare i jeans, così l'arrestano e soprattutto non azzardare parola con gli sconosciuti che si appoggiano alla macchina altrimenti ci scappa il morto. Prendi il taxi, infilati la mutanda di ferro e non procreare. Con che coraggio metti al mondo dei figli con della gente del genere in giro?"

Il principe della nebbia

El prìncipe de la Niebla,è un altro dei romanzi di Carlos Ruiz Zafòn, che per 136 pagine ti tiene con il fiato sospeso e nell'impossibilità di chiudere il libro prima di arrivare alla fine.

Il racconto si solge in una cittadina sulla costa Atlantica, dove la famiglia del protagonista si trasferisce per sfuggire alla guerra. E' il 1943.
Ancora una volta, come per l'ombra del vento, la storia si presenta come un giallo romanzesco, fitto di misteri e di magia, di amori che terminano tragicamente e di persecuzioni diaboliche ad opera di maghi trasformisti che cambiano aspetto e nome come camaleonti.

Apparizioni feline, statue di personaggi circensi che mutano posizione, angeli di pietra che camminano sui soffitti dei mausolei, relitti di navi che riaffiorano nelle notti di tempesta.

Il mistero, quasi alla fine della storia, ovviamente si risolve, e sembra così semplice che ci chiediamo come mai non ci abbiamo pensato prima.

Se vi aspettate un lieto fine assoluto, purtroppo non lo troverete, o almeno solo in parte.

Un bel racconto da leggere in un pomeriggio d'estate con il ventilatore acceso. Sconsiglio la lettura notturna, altrimenti comincerete a sospettare del vostro gatto e delle ombre notturne....

July 13

L'ombra del vento

"Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell'estate del 1945 e noi camminavamo per le strade di una Brcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambla de Santa Monica in una ghirlanda di rame liquido".
La voce di Daniel, voce narrante de L'ombra del vento", inizia così il suo racconto. Quella mattina del 1945 si era svegliato in lacrime perchè non riusciva più a ricordare il volto della madre che era scomparsa  anni prima. Il padre, libraio in Barcellona, lo condusse al Cimitero dei Libri Dimenticati dicendo "questo luogo è un mistero, Daniel, un santuario. Ogni libro, ogni volume che vedi possiede un'anima, l'anima di chi lo ha scritto e l'anima di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie ad esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne dfiora le pagine, il suo spirito acquista forza. .... La tradizione vuole che chi viene qui per la prima volta deve scegliere un libro e adottarlo, impegnandosi a conservarlo per sempre, a mantenerlo vivo. E' una promessa molto importante. Oggi tocca a te".
L'ombra del vento, del fantomatico Julian Carax, venne letto tutto d'un fiato da Daniel, come ognuno di noi avrebbe fatto e come fa o farà chiunque entri in possesso di questo romanzo di Ruiz Zafòn; è impossibile staccarsi dalle pagine prima di aver letto l'ultima, con la speranza che vi sia un seguito.

La storia è complessa e da subito assume di un poliziesco romantico carico di misteri che ruotano intorno ai personaggi le cui vite colme di solitudine, sono legate dalle parole scritte da Julian Carax , lo scrittore che fuggendo da Barcellona lascia un interccio di storie di vita che si districheranno pian piano davanti agli occhi di Daniel, nel corso di tutto il racconto. Carax sembra scomparire nel nulla fino alla sua presunta morte, senza dare notizie certe. Solo l'assidua ricerca di Daniel porterà luce e spiegherà i fatti. Daniel raccoglierà le tessere ricomponendo con pazienza e non senza paura, il grande mosaico che sembra ritrarre tutta la Barcellona di quegli anni.
Si alternano personaggi di tutti i generi, figure dipinte da un sapiente pittore, una Barcellona impietosa e scossa dalle vicessitudini di guerre civili e della Guerra mondiale. Come in un caleidoscopio i personaggi di Zafòn prendono forme e colori differenti. Attente sono le descrizioni di luoghi ed atmosfere, dei caratteri dei personaggi che l'autore tratteggia come un abile disegnatore adopera il suo carboncino per disegnare ritratti o caricature. E allora appaiono suore che si trascinano dietro la propria ombra come un velo nuziale, angeli neri e artigli da meretrici, angeli bianchi con serpenti e angeli che diventano lupi, uomini e donne di tutte le caste e le estrazioni sociali, donne sbiadite dalla solitudine e uomini mangiati dall'odio.
Non si può leggere questo libro senza avere una matita accanto per sottolineare le frasi che saltano fuori dalla pagina e ti confermano che i  libri sono specchi nei quali ci riconosciamo, che è più facile parlare dei nostri segreti con un estraneo perchè ci vede come siamo realmente e non come vogliamo apparire. Frasi che possono sembrare "da manuale", una sorta di aforismi da carta di cioccolatino. Ma del resto non viviamo di frasi fatte, non cerchiamo sicurezza nelle parole che altri riescono a scrivere e che noi quasi non osiamo pensare perchè ci sentiamo ridicoli?
Non è forse vero che nei libri troviamo il conforto del mutismo al quale siamo condannati, quando non siamo baciati dalla Fortuna che ad altri ha dato il dono di creare con le parole le apparizioni che ci fanno sognare?

Il vero significato di questa storia è chiuso nelle frasi che l'autore nasconde tra le righe, tanto che mettendole in fila la recensione si scriverebbe da sola. "E' una storia di amore e odio e di sogni vissuti al'ombra del vento....Una storia di gente sola, di assenza e di perdita e che proprio pe questo vi avevo cercato rifugio, fino a confonderlo con la mia vita. Che mi sentivo come chi fugge nelle pagine di un romanzo perchè gli oggetti del suo amore sono soltanto ombre che vivono nell'anima di uno sconosciuto...."

Il libro termina come è iniziato. Intanto sono passati vent'anni. Barcelona ha sempre quel colore di rame liquido, il libraio è diventato vecchio ed è un Daniel trentenne con qualche capello bianco che tenendo per mano un bimbetto di nome Julian, si dirige verso il Cimitero dei Libri Dimenticati, perchè si continua a vivere nel ricrdo di chi ci ama e un altro libro attendeva di essere amato per non scomparire.

Carlos Ruiz Zafòn

Carlos Ruiz Zafón (Barcellona25 settembre 1964) è uno scrittore spagnolo.

Autore di libri per ragazzi (Il principe della nebbia), esordisce nella narrativa per adulti con il suo quinto romanzo, L'ombra del vento (Mondadori, 2001), uscito in sordina in Spagna, ha conquistato con il passaparola il vertice delle classifiche letterarie europee, diventando un vero e proprio fenomeno letterario. Vive a Los Angeles dal 1993, dove è impegnato nell'attività di sceneggiatore. Collabora regolarmente con le pagine culturali di "El País" e "La Vanguardia".

L'ombra del vento è stato un successo, con più di 8 milioni di copie vendute nel mondo, acclamato come una delle grandi rivelazioni letterarie degli ultimi anni. È stato tradotto in più di 36 lingue e ha ottenuto numerosi premi internazionali.

La letteratura di Carlos Ruiz Zafón si caratterizza per uno stile molto elaborato con una grande influenza della narrativa audiovisuale, una estetica gotica ed espressionista e la combinazione di molti elementi narrativi in un registro tecnicamente perfetto. Questa tecnica impeccabile e uno straordinario dominio del linguaggio e della struttura narrativa gli permettono di combinare elementi molto diversi, dal romanzo tradizionale del secolo XIX a un uso impattante di immagini e colori di grande forza sensoriale. Carlos Ruiz Zafón è inoltre un gran creatore di personaggi e abile dominatore della tensione nella costruzione narrativa, il che gli permette di articolare trame di eccezionale complessità con una facilità ingannevole.

Il 17 Aprile 2008 esce per Planeta il secondo romanzo "El Juego del Ángel"; La tiratura iniziale di questo libro è la più alta mai tirata per una prima edizione in Spagna

Intervista a Chitra Banerjee Divakaruni

L’INDIA TRA REALTÀ E MAGIA

La scrittrice indiana Chitra Banerjee Divakaruni, ha fondato negli USA Matri, un’organizzazione per aiutare le immigrate dell’Asia del Sud in difficoltà: la sua testimonianza nell’intervista di Federica Velonà

 

Chitra Banerjee Divakaruni

Chitra Banerjee Divakaruni è nata in India nel 1956. A diciannove anni è andata a studiare negli Stati Uniti, dove si è laureata, ha insegnato, ha cominciato la sua attività di scrittrice. In italiano Einaudi ha tradotto quattro suoi libri per adulti: La maga delle spezie, Sorella del mio cuore, Matrimonio combinato, Il fiore del desiderio e Anand e la conchiglia magica (scritto esplicitamente per ragazzi ma edito nei Supercoralli).

Chitra Divakaruni, la maggior parte dei suoi romanzi per adulti parla delle difficoltà degli indiani immigrati in America, mentre i suoi libri per ragazzi sono ambientati in un’India magica. Può spiegarci le ragioni di questa differenza?
Il motivo per cui scrivo libri per ragazzi è quello di far conoscere ai giovani lettori (inclusi i miei figli) la cultura indiana. Nei libri c’è un misto di realtà e magia. Anand e la conchiglia magica comincia nel tempo presente, in una baracca di Calcutta e parla delle difficoltà della vita di Anand, costretto a lavorare come lavapiatti in una bottega di tè. È solo dopo che la magia entra nella storia, e anche allora, quando Anand viaggia con la conchiglia fino all’Himalaya, viene illustrato il reale paesaggio indiano che lui attraversa. Accanto a questo ci sono la magia, il mito, gli elementi del folclore, tutte cose molto importanti per me come parte della mia cultura, cose che voglio condividere con i bambini di tutto il mondo. Oltre ad Anand e la conchiglia magica ho scritto un altro libro per ragazzi, Victory Song, un romanzo storico di impianto realistico. È ambientato nell’India del 1939, durante la battaglia per l’indipendenza dell’India, un momento molto importante nella storia del mio paese. I personaggi principali sono un ragazzo e una ragazza che si impegnano nel movimento di liberazione. Non è ancora stato tradotto in italiano, anche se spero che presto lo sarà.
Lei ha dichiarato che l’undici settembre ha influenzato i suoi libri per ragazzi. In che senso?
Dopo l’undici settembre mi sono resa conto più che mai che le persone di razza, cultura, e religione diverse hanno bisogno di conoscersi le une con le altre, in modo da potersi fidare e da poter coesistere pacificamente. È quando non ci conosciamo che nascono i pregiudizi e l’odio, sentimenti che covano dietro disastri come l’undici settembre. Inoltre, dopo quella strage, molte comunità di colore in America sono state vittime di atti di violenza da parte di chi diffidava del loro aspetto. Secondo me la battaglia contro il pregiudizio va combattuta a partire dai giovani. Gli adulti hanno dei pregiudizi radicati, mentre i bambini, se vengono in contatto con culture diverse e le apprezzano forse possono non cadere preda del pregiudizio. La letteratura è un mezzo molto potente per far conoscere culture diverse e farle amare. È per questo che ho cominciato a scrivere libri sull’India dopo l’undici settembre, per condividere la mia cultura con i bambini, per dar loro dei personaggi indiani da ammirare e di cui conoscere i sentimenti.
Lei crede nel valore morale della letteratura in generale o pensa che questo aspetto sia più importante nella letteratura per ragazzi?
Credo che la letteratura (forse tutte le arti) dovrebbero aiutarci a crescere come esseri umani. Dovrebbe aiutarci a imparare cosa siano l’amore e la compassione e il perdono. Questo è particolarmente importante nei libri per bambini perché loro sono aperti e influenzabili. Ma in tutti i miei libri cerco di presentare situazioni e personaggi attraverso cui i lettori possono esplorare qualcosa di sé.
Non c’è il rischio per uno scrittore indoamericano di descrivere un’India che esiste soprattutto nei ricordi, che non somiglia più alla vera India?
Da sempre in ogni cultura gli scrittori hanno descritto il mondo dei ricordi. Se è chiaro che si tratta di ricordi non vedo in che cosa consista il problema. Un ritratto storico deve essere il più possibile accurato e corrispondente al periodo trattato, e lo stesso vale per il mondo contemporaneo. Se si parla di un mondo mitico/mitologico si va nel solco della tradizione dei miti e delle storie. Può essere sbagliato presentare un mondo di ricordi come se fosse il mondo contemporaneo. Io cerco sempre di chiarire, attraverso il contesto, quale tempo o quale tipo di mondo sto descrivendo. Per quanto mi riguarda, comunque, vado avanti e indietro dall’India (mia madre vive lì) e credo di sapere abbastanza chiaramente come vanno le cose. A volte giornali e riviste mi chiedono di scrivere degli articoli sulla vita indiana di oggi e in questi descrivo la realtà.
I suoi libri per bambini sono letti in India? È stata lì per promuoverli?
Sì, sono molto popolari in India. Ci sono stata a marzo di quest’anno e ho presentato Anand e la conchiglia magica. I librai mi hanno detto che è tra i bestseller. Il fatto che i bambini indiani amino i miei libri mi rende molto felice.

La maga delle spezie

Un'altra notte insonne, trascorsa a leggere un libro che parla di libri. Travolta dalla storia che si fa di pagina in pagina più interessante e intricata, mi imbatto nella frase "i libri sono come specchi, e noi riflettiamo dentro ciò che siamo e pensiamo". Allora sono tornata con la mente a qualche anno fa quando mi è stato regalato un bellissimo libro "La maga delle spezie", una delle più belle storie di amore e magia che io abbia letto. (Chitra Benerjee Divakaruni). E' un meraviglioso viaggio fatto di profumi e di ricette semplici ma portentose che curano l'anima e il cuore. E' la bellissima rinascita di una donna imprigionata in un involucro che torna alla vita grazie ad un amore sincero e disinteressato che va oltre l'aspetto esteriore, l'età il tempo stesso. Io mi sono specchiata in quel libro ed ho ritrovato ciò che era dentro l'involucro. Ho ascoltato le parole che la voce della mia mente leggeva e mi facevo trasportare dai profumi che uscivano dalle pagine.Quel libro ora sta per entrare in una scatola, quella dei ricordi, insieme ad oggetti parole ed immagini che lo legano in modo inscindibile a colui che me lo ha donato. Alle volte è necessario conservare qualcosa che si vuole ricordare in un luogo protetto, lontano dai pericoli della propria mente che tende a dimenticare per mettere in salvo il cuore. Guardo la copertina e mi appare come uno specchio d'acqua e l'immagine che vedo è simile all'involucro non schiuso della vecchia maga. Forse mi farebbe bene rileggerlo, ma non ora. Lo metto nella scatola e chiudo il coperchio impolverato. Rimetto tutto nell'ultimo scaffale della libreria, lontano da tutto e da tutti, lontano dalla curiosità e dalla tentazione di rifugiarmi in un passato sognato piùttosto che rivolgermi ad un futuro non organizzato. I libri ti guardano dentro, ti scelgono e ti raccontano la storia giusta nel momento giusto. Piccole tessere del mosaico della vita crescono nel nostro cuore e fanno crescere la nostra mente ed aiutano la coscienza a prendere la giusta forma.

June 17

Discussione su Ali Smith

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Ali Smith

Ali Smith

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Ali Smith (nata nel 1962 ad Inverness, Scozia) è una scrittrice scozzese. Si è laureata ad Aberdeen ed ha cominciato a Cambridge un dottorato sul postmodernismo nord-americano e irlandese che non ha mai finito.

In un intervista del 2004 pubblicata dalla rivista britannica Mslexia, Ali Smith ha parlato delle difficoltà che la sindrome da fatica cronica le crea, e di come ha dovuto interrompere la carriera di lecturer all'Università di Strathclyde. Si occupa ora solamente di scrivere.

Apertamente lesbica, è stata insieme alla partner Sarah Wood per 17 anni, fino al 2006. A lei, Ali ha dedicato tutti i libri.

È autrice di tre romanzi e tre raccolte di racconti. In Italia sono stati pubblicati Hotel World e Altre Storie (e altre storie). Hotel World ha vinto lo Scottish Arts Council Book of The Year Award ed è stato finalista al Booker Prize e all'Orange Prize.

Oggi Ali Smith vive ancora a Cambridge e scrive regolarmente articoli e recensioni per The Scotsman e per il Times Literary Supplement.

Raccolte [modifica]

  • Free Love and Other Stories, Virago, 1995, vincitore del premio Saltire First Book of the Year
  • Scottish Love Stories (autori vari), Polygon, 1995
  • Wild Ways: New Stories About Women on the Road (autori vari), Sceptre, 1998
  • Altre storie (ed altre storie) (Other Stories and Other Stories, Granta, 1999) - Minimum Fax, 2005
  • The Whole Story and Other Stories, Hamish Hamilton, 2003

Romanzi [modifica]

  • Like, Virago, 1997
  • Brilliant Careers: 100 Years of Women's Fiction, Virago, 2000
  • Hotel World (Hotel World, Hamish Hamilton, 2001) - Minimum Fax, 2004
  • The Accidental, Hamish Hamilton, 2004

Discussione su Uno dei racconti tratti da Free Love di Ali Smith

 

Citazione

Uno dei racconti tratti da Free Love di Ali Smith
Libro d'esordio dell'autrice scozzese, Free Love è una raccolta di racconti che ripercorre le curve del cuore esplorando le mille sfumature dell'amore in tutte le sue forme.

Dedicando questo spazio ai libri, sarebbe stato impossibile ignorare il racconto "Testo del giorno".

"Immaginate la collezione di libri di Melissa, sparpagliata tra la sua camera da letto e il soggiorno, quando Melissa era a letto a dormire o via tutto il giorno al lavoro o quando restava fuori la notte o il fine settimana. A centinaia, poggiati silenziosi sui loro scaffali...."

Inizia così il racconto che narra di Melissa e dei suoi libri, di quella ragazza che vedendoli ingiallire e perdere colore decide improvvisamente di lasciare il ragazzo, il lavoro e di chiudersi in casa con i suoi "amici" sparsi per l'appartamento.

"Adesso lei stava sparendo velocemente, è quasi del tutto scomparsa. Più tardi, quando si era allontanata già da un pò, i meno fantasiosi tra gli amici che avevano notato la sua assenza hanno pensato che probabilmente fosse partita per fare qualcosa, che si fosse presa un pò di tempo per svagarsi, girare gli Stati Uniti con lo zaino in spalla, o qualcosa del genere."

Niente di tutto ciò. Melissa parte, parte davvero con un sacco pieno dei suoi libri, per una meta lontana e sconosciuta, lascia l'appartamento e i suoi libri, lascia il ragazzo che la cercherà in tutti i modi, lascia la sua amica Austen. Andrà in giro, Melissa rileggendo ad uno ad uno tutti i suoi piccoli tesori con le pagine strette tra le copertine, lasciando in giro, dopo averla strappata con cura, la pagina appena letta e poi quella successiva e ancora. Le sue pagine arrivavano nei supermercati, volavano nel vento e si bagnavano sotto la pioggia, oppure rimanevano intrappolate come farfalle in una teca, nel tacco di una donna ferma ad aspettare un autobus. Quel pezzo di carta su un lato
" diceva qualcosa a proposito di giuramenti e resurrezioni, qualcosa che la donna non riusciva a capire, ma sull'altro c'erano parole disposte sulla pagina come una delle poesie dei tempi della scuola. La lesse:
ricorrenze ineffabili
il giorno in cui arrivano i fiori
e quando scompaiono gli uccelli
Quando tornò a casa la donna cercò la parola ineffabile sul vocabolario del marito. Pensò che le parole che il suo tacco aveva trafitto fossero molto belle e piegò il pezzo di carta nascondendolo in un posto segreto sotto il rivestimento del cassetto in cui riponeva il trucco. Non disse nessuno della sua scoperta."
Intanto Melissa continuava nel suo leggere girovago, continuava a spargere parole nel mondo. Finiti i libri chiedeva alla sua amica Austen di spedirne altri e piano piano gli scaffali del suo appartamento rimanevo vuoti e polverosi. Niente più libri accatastati in cucina, niente sul pavimento, quasi più nulla sui ripiani dove erano disposti su due file le une davanti alle altre. Sparito tutto. Intanto le parole continuavano a volare, "ci sono poesie nei canali discolo e nei tombini, tra i binari dei treni, pagine di romanzi sui marciapiedi, nei supermercati, attaccati ai piedi della gente o alle ruote delle biciclette e macchine, ci sono poesie nel deserto. In qualche posto dove non ci sono case, non ci sono persone, solo cielo, vento, un mondo spalancato, una poesia che parla di un vulcano dormiente coperto dall'erba è nascosta, mezza sepolta nella sabbia, e sbiadisce alla luce e al caldo come il piccolo teschio di un uccello."

Che fine avrà fatto Melissa una volta finiti i libri?




 
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